Si torna a parlare di pensione anticipata, stavolta con una nuova proposta che potrebbe cambiare il panorama pensionistico nazionale.
Il riconoscimento previdenziale del lavoro di cura entra finalmente nel dibattito politico, aprendo alla possibilità di introdurre forme di pensionamento anticipato per milioni di caregiver. La discussione è ancora nelle prime fasi dell’iter parlamentare, ma il tema ha assunto un peso crescente grazie alla consapevolezza del ruolo essenziale dei caregiver.
Il caregiver familiare è la persona che organizza e gestisce l’assistenza domestica di un parente fragile, distinguendosi dal caregiver professionale che opera come lavoratore retribuito. Questa figura rappresenta un pilastro silenzioso del welfare italiano, spesso privo di tutele adeguate e costretto a conciliare cura, lavoro e responsabilità personali.
Caregiver familiari, la pensione si fa più vicina
Secondo i dati più recenti siamo di fronte a un fenomeno imponente che richiede risposte legislative strutturate e non più rinviabili. Secondo Istat e Osservatorio nazionale caregiver, il 58% dedica oltre 20 ore settimanali all’assistenza, mentre il 40% dichiara livelli elevati di stress e affaticamento.

Finalmente una proposta che pensa ai caregiver familiari – mostramercatobienno.it
Il 35% ha ridotto o abbandonato il lavoro per seguire un familiare e solo il 10% riceve un supporto professionale continuativo. In Italia si stimano oltre 7 milioni di caregiver familiari, con una prevalenza femminile pari a 4,1 milioni di persone.
Questi numeri confermano l’urgenza di riconoscere il valore sociale ed economico del lavoro di cura svolto in ambito domestico. Il primo passo normativo risale alla legge 205/2017, che ha definito per la prima volta il profilo del caregiver familiare.
Successivamente il d.lgs. . 105/2022 ha introdotto importanti novità, tra cui l’eliminazione del principio del referente unico dell’assistenza. Oggi la Commissione Lavoro della Camera sta valutando proposte che puntano a riconoscere ai caregiver il diritto al pensionamento anticipato.
L’obiettivo è compensare le condizioni gravose e usuranti legate all’assistenza continuativa, spesso svolta senza pause e con carichi emotivi significativi. Tra le ipotesi allo studio emerge la possibilità di accedere alla pensione dopo 20 anni di caregiving certificato, senza alcuna penalizzazione economica.
Un’altra proposta prevede l’uscita con 30 anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica. La misura più discussa riguarda la possibilità di andare in pensione al compimento dei 60 anni, riconoscendo il peso fisico e psicologico dell’attività di cura.
Queste proposte dovranno essere coordinate con il disegno di legge approvato dal Governo il 12 gennaio, che definisce requisiti, permessi e sostegni economici per i caregiver. Il testo governativo non interviene sul fronte previdenziale, lasciando alla Commissione Lavoro il compito di colmare questa lacuna.
L’obiettivo è costruire un sistema che riconosca finalmente il valore del lavoro di cura, spesso svolto in silenzio e senza adeguate tutele. Se approvate, le nuove norme potrebbero rappresentare una svolta storica per milioni di famiglie italiane.








