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Previdenza complementare: la novità 2026 che semplifica il TFR e può farti guadagnare di più

Le novità sul TFR dalla Legge di Bilancio 2026 - mostramercatobienno.it

Novità per tutti i contribuenti che aspettano il TFR, con la previdenza complementare si potrà ricevere ancora di più a fine carriera.

La legge di Bilancio 2026 introduce una novità rilevante per la previdenza complementare, semplificando il trasferimento del TFR e dei contributi futuri verso un nuovo fondo pensione. L’intervento modifica in modo significativo il sistema di portabilità, ampliando i diritti degli aderenti e riducendo i vincoli imposti dalla contrattazione collettiva.

La riforma punta a rendere il secondo pilastro previdenziale più competitivo, favorendo una maggiore libertà di scelta tra fondi negoziali, fondi aperti e forme individuali. Il cambiamento riguarda direttamente l’art. 14, comma 6, del D. Lgs. 252/2005, che disciplina le modalità di trasferimento delle posizioni individuali.

Come funziona il “nuovo” TFR

La nuova normativa consente di spostare non solo quanto già accumulato, ma anche il TFR maturando e il contributo del datore di lavoro. In precedenza, la contrattazione collettiva poteva limitare la possibilità di trasferire i flussi futuri, creando differenze tra settori e categorie professionali.

Previdenza complementare

Un TFR più ricco e accessibile – mostramercatobienno.it

Con la manovra 2026, questo vincolo viene eliminato, permettendo una portabilità più ampia e immediata per tutti gli aderenti. Il trasferimento resta possibile dopo 2 anni di partecipazione alla forma pensionistica, come previsto dalla disciplina generale.

Gli statuti dei fondi non possono introdurre clausole che ostacolino la mobilità, né applicare costi aggiuntivi al momento del trasferimento. La normativa fiscale continua a garantire l’esenzione totale da imposte per i passaggi tra forme disciplinate dal D. Lgs. 252/2005.

L’effetto pratico della riforma è chiaro: chi decide di cambiare fondo può convogliare nella nuova forma sia il montante accumulato sia i contributi futuri. Questo rafforza il ruolo della scelta individuale e incentiva una maggiore concorrenza basata su costi, rendimenti e qualità della gestione.

Alcuni operatori esprimono però preoccupazioni, sostenendo che la liberalizzazione del contributo datoriale potrebbe alterare l’equilibrio costruito dalla contrattazione collettiva. Secondo queste posizioni, il contributo del datore di lavoro rappresenta un elemento strutturale del sistema negoziale e non dovrebbe essere completamente svincolato.

La riforma, tuttavia, mira a rendere il mercato più dinamico e orientato alle esigenze degli aderenti. Prima di procedere a un trasferimento, è comunque necessario valutare attentamente costi, rendimenti e caratteristiche delle diverse forme pensionistiche.

Le commissioni di gestione e le spese amministrative incidono nel lungo periodo e possono determinare differenze significative sul montante finale. La Covip raccomanda di confrontare le schede dei costi, obbligatorie per tutti i fondi, così da effettuare una scelta realmente consapevole.

Le operazioni di trasferimento devono essere completate entro 6 mesi dalla richiesta, secondo le Linee guida di autoregolazione del 2008. Per i dipendenti pubblici continua ad applicarsi il D. Lgs. 124/1993, che prevede requisiti di anzianità più lunghi rispetto al settore privato.

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