Nel cuore dell’Italia esiste una città costruita come un disegno armonico, dove ogni edificio ha un senso
C’è un punto della mappa d’Italia dove la simmetria non è solo un concetto estetico, ma un linguaggio urbano. Vicenza, città veneta legata a doppio filo alla figura di Andrea Palladio, custodisce un patrimonio architettonico unico al mondo. Le sue piazze, i palazzi e le ville rinascimentali non formano un museo a cielo aperto, ma una realtà viva, in cui cultura e quotidianità si incrociano. Chi arriva qui, spesso in treno da Verona o da Venezia, lo capisce presto: non si tratta solo di una bella città, ma di un esempio concreto di visione urbana, riconosciuto nel 1994 dall’UNESCO. Passeggiare per Vicenza significa immergersi in una città che è rimasta coerente con se stessa, senza esagerare, senza fingere.
Dove l’arte di Palladio continua a parlare a chi osserva
Vicenza si muove su un equilibrio preciso. Il centro storico è un sistema compatto, ma stratificato, dove la presenza di Palladio è visibile e continua. La Piazza dei Signori è il primo luogo in cui si coglie questa proporzione: la Basilica Palladiana, tutta bianca, con le sue logge ripetute, fronteggia il Palazzo del Capitaniato. Entrambi parlano la stessa lingua fatta di colonne, archi e pieni studiati. Goethe, nel suo taccuino di viaggio, scrisse che qui “la bellezza non disturba, ma rassicura”.

Dove l’arte di Palladio continua a parlare a chi osserva – mostramercatobienno.it
Da lì, si raggiunge il Teatro Olimpico, costruito nel 1580 e rimasto intatto. Il fondale scenico, che rappresenta vie urbane tridimensionali, è ancora utilizzato per concerti e spettacoli. Palladio morì prima dell’inaugurazione, ma lasciò il progetto esecutivo. Il teatro è considerato il primo edificio stabile per rappresentazioni dell’epoca moderna. Entrandoci, si ha la sensazione che lo spazio voglia raccontare qualcosa.
Corso Palladio, la via principale, collega luoghi storici come il Teatro e Palazzo Chiericati, sede del Museo Civico, dove si conservano opere di artisti come Veronese, Tintoretto, Cima da Conegliano. Ma il fascino della città non si esaurisce nei luoghi più noti. Anche i Giardini Salvi, appena fuori le mura, con la loro Loggia Valmarana affacciata su un canale, suggeriscono una bellezza più raccolta, quotidiana.
Vicenza è una città che non ha bisogno di forzare l’effetto scenico. Anche nei dettagli minori – un’intonazione di facciata, un passaggio ad arco, la disposizione delle finestre – si ritrova la cura per l’armonia.
Le ville intorno alla città e i borghi dove il tempo sembra fermo
Oltre il centro, le ville palladiane sono una costellazione architettonica che si estende nella campagna vicentina. Alcune sono private, altre visitabili. La più nota è Villa La Rotonda, con la sua forma centrale ispirata al Pantheon di Roma. Fu progettata per l’abate Paolo Almerico e richiama l’idea di perfezione geometrica. La si può raggiungere a piedi dalla stazione, in circa mezz’ora, o con il bus. Nei dintorni si trovano anche Villa Trissino e Villa Gazzotti Grimani, meno celebri ma altrettanto rilevanti.
Per chi ha tempo, vale la pena spingersi verso Bassano del Grappa, dove il Ponte Vecchio attraversa il fiume Brenta. Il ponte fu ricostruito dagli alpini dopo la guerra e oggi è il simbolo della città. Qui, tra distillerie di grappa e musei storici, si percepisce un altro volto del Veneto, più legato alla memoria e al paesaggio.
Marostica, poco distante, è nota per la partita a scacchi viventi, una rappresentazione che si svolge ogni due anni a settembre. Anche fuori stagione, il borgo medievale conserva il suo fascino: le mura, il castello, la piazza centrale creano un’atmosfera riconoscibile. Chi arriva fin qui spesso resta sorpreso da quanto sia rimasto intatto il tessuto urbano.
Vicenza e i suoi dintorni formano un ecosistema culturale coerente ma mai monotono, che restituisce l’idea di un’Italia costruita sul dialogo tra forme, paesaggio e materiali locali. Un’idea che, senza far rumore, resiste da secoli.








